Spettacoli

Venne un momento in cui il raccontare la storia attraverso i concerti, lasciare alle sole canzoni popolari il compito di tramandare una tradizione, una cultura che nel tempo rischiava di perdersi, diede alle mondine una senso di incompletezza.

Scaturì in ognuna l'esigenza di rinnovare lo stile del racconto, di andare in profondità, di mettere a nudo le esperienze, le proprie individuali e personali esperienze, di sperimentare nuovi modelli di comunicazione, di cercare un linguaggio più vicino ai giovani per farsi capire, per continuare a raccontare e cantare di piazza in piazza, di villaggio in villaggio, di dialetto in dialetto la storia della mondariso.

E così, semplicemente, si sono raccontate e le loro storie hanno dato vita ai Racconti di Risaia, testi che si accompagnano al canto, che sottolineano quanto già le canzoni popolari evidenziano, che danno vita a voci di donne, a generazioni diverse che hanno condiviso la stessa esperienza di risaia.

Nascono così diversi momenti di narrazione che, in sintonia con le canzoni, sono diventati un vero e proprio "spettacolo teatrale".

 I  Mundaris - 2001

La migrazione per la monda inizia nella seconda metà dell’800.

La risaia è anche il riscatto della donna schiava, sottopagata, malnutrita, la mondina prende coscienza di sé e lotta.

La vita di risaia nel racconto di quattro personaggi femminili di età diverse.

Il contesto economico, la miseria, i debiti da pagare, la partenza per la risaia, la dura vita lontano da casa, il rapporto tra le donne, la condivisione della fatica, la libertà dalla famiglia, la prima presa di coscienza e le lotte.

Come soldati in fila nell’acqua e ammassate su piccole brande nei cameroni.,

La valenza del canto che dà sollievo, la carica emotiva scaturita dal bisogno di riscattarsi, gli amori.

Il ritorno dove nulla è cambiato.

Eva sempre ribelle  - 2003

E' la storia di una delle mondine del coro.

Le donne sostituiscono gli uomini in guerra, nelle campagne, come capo famiglia e il clima è di terrore.

Nelle campagne si fanno riunioni segrete e la “rasdora” diventa l’anonimo fulcro attorno la quale si vivono questi incontri, si organizzano le lotte, ma il dolore è l’elemento comune di questo periodo, la consapevolezza dell’inutilità della guerra.

La rabbia verso i potenti prepotenti che questa guerra hanno voluto.

Le staffette partigiane, poi la liberazione e alla fine ancora la monda, sembra che nulla sia cambiato.

Poi arrivano le fabbriche, il benessere economico e finisce la monda (siamo alla metà degli anni 50).

Si conclude un periodo contraddistinto da grande sorellanza e solidarietà, condivisione di ideali e di lotte e si scopre una nuova solitudine, si aprono le porte all’individualismo, arriva la televisione, ma nuove lotte aspettano le donne: divorzio, aborto, salari più equi, il partito, il sindacato.

Amore …Dolore  -  2005

E’ il povero testamento di una madre, mondina, che fa il bilancio della propria vita e, al di là della miseria, scopre la grande ricchezza che può lasciare alla figlia: la passione.

Un fiume di ricordi della vita in paese, da quando era giovane e con l’unico pensiero di racimolare cibo, alla consapevolezza di non valere nulla in quanto donna, per arrivare alle lotte contadine, agli scioperi.

La vita nelle grandi case di campagna con tante famiglie di braccianti, la stalla, crogiuolo di idee, di giovani amori, di fiabe, di comunità.

I giochi dei bambini, la risaia ed il rapporto difficile con le donne locali, più disperate di lei, le offese dei padroni, le crumire.

L’amore alla luce della resistenza, e le nozze come erano allora.

L’emigrazione.

La speranza che la Passione riscatti dalla miseria e dai soprusi.

Amica … Nemica miseria - 2006

E’ un invito a non dimenticare, a non delegare, a rimanere noi stessi gli artefici della nostra vita.

Parla dei primi anni del 900 quando la miseria la faceva da padrona, la fame ne era la degna compagna, la morte un sollievo, l’emigrazione una speranza.

La prima grande guerra poi il fascismo e la seconda guerra e quando tutto finisce si è annientati, e la miseria è sempre nemica e presente.

Non resta che la risaia e le schiene non si piegano, anzi trovano nuovo impulso alla lotta, alla sorellanza.

Sono anche gli anni della giovinezza e quindi dei primi amori e dell’allegria.

La musica è languida, leggera, fa sperare che tutto andrà meglio.

Spigolando tra le zolle - 2007

La vita scandita dalle stagioni, è di nuovo il paese e la natura che regolano il ritmo della vita.

Nasce l’esigenza di conservare la memoria, di raccogliere tutto ciò che fa parte delle nostre radici.

Proprio perché non si è immortali.

Il testo nasce da una ricerca sulle tradizioni orali voluta, negli anni 70, da Ugo Bulgarelli, allora Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura.

Filastrocche, ninne nanne, riti propiziatori, antica saggezza contadina, le nostre origini, la nostra piccola storia.

Il dolore del tempo che passa e ci dà la dimensione della nostra mortalità lascia lentamente spazio alla tenerezza, la tenerezza del ricordo, la tenerezza dell’amore.

Quel sottile filo rosso - 2008

E' l’incontro col mondo, la consapevolezza di altre civiltà, la condivisione delle stesse sofferenze, lo stesso desiderio di rinascita, di diritto ad esistere, l’universalità del popolo cui si deve il massimo rispetto, di cui vanno accettate le tradizioni, la cultura.   

Volti segnati, mani annodate dall’artrite, corpi deformati dalla fatica, eppure così fotografati, filmati, quasi ad imprimerli per sempre la memoria.

Perché conservare le radici, approfondirle sviscerarle? Forse per non ripetere gli errori del passato.

Il rosso opposto al bianco ed al nero legati alla luce ed alle tenebre.

Il rosso usato dall’uomo primitivo per dipingere le pareti delle caverne, il rosso dell’amore, della passione, delle emozioni, dei sentimenti, del sangue inteso come vita.

Pietà l’è morta - 2009

“Uno era come sette, sette era come dire uno!”

Ispirato alla tragica vicenda dei sette fratelli Cervi ed alle lettere dei condannati a morte, lo spettacolo vuole riportare alla coscienza di ognuno le sofferenze della guerra, i valori di quanti si sono ribellati al fascismo, l’importanza di essere parte attiva della vita pubblica nel rispetto della Costituzione, nella memoria di quanti hanno sacrificato la propria vita per permetterci di essere liberi.

Un richiamo quindi a non delegare, a non attribuire ad altri le nostre responsabilità sociali, politiche, civili, una sollecitazione a riscoprire gli antichi ideali ed a non dimenticare le radici che ci hanno generato.

E’ uno spaccato di storia fortemente emotivo, accompagnato da tradizionali canzoni popolari e partigiane.

Con i piedi nell’acqua - 2010

E’ un piccolo ritratto delle donne del coro.

Loro, sempre anonime, meritano, dopo tanto cantare, rallegrare e dare carica e vigore, di essere rappresentate con i loro nomi, con le loro caratteristiche, con le peculiarità del mondo femminile, tipico del mondo delle donne, là dove la sorellanza è stata elemento fondamentale di lotte e conquiste,  e che ancora oggi costituisce il vero fulcro e successo del gruppo.

Un modo per dire grazie alle anziane, alle fondatrici, alle matriarche di questa grande famiglia, un modo per dire grazie alle figlie, nipoti ed a tutte quelle che hanno fatto proprio lo spirito della mondina ed a cui spetta il non facile compito di continuare a raccontare questa storia.

Perché questo oggi è il Coro delle Mondine di Novi, una grande famiglia a cui ognuna  di noi offre la parte più viva di se stessa, con una passione ereditata, con la consapevolezza che tutti abbiamo bisogno di recuperare, conservare e tramandare.

Sorelle Giardiniere - 2011 - in occasione del 150° Unità d'Italia

Dedicato alle donne che, in un secolo di profondi mutamenti politici e sociali, nell'enfasi tutta maschile di un passionale bisogno di libertà, ebbero un ruolo importante, fecero parte della carboneria, combatterono al fianco dei garibaldini, non risparmiarono il loro corpo nei letti dei potenti pur di strappare informazioni utili alla causa di una Italia unita. Donne dimenticate, escluse dalle pagine della Storia, donne che meritano di essere conosciute, i cui sentimenti, le cui emozioni, le cui sofferenze sono state tutte donate alla Patria, donne che oltre 150 anni fa gettarono le basi per quel posto nella società a cui tutte abbiamo diritto e che purtoppo ci vede ancora in salita.

Terre in .. moto Donne in .. canto - 2012

La tragedia del terremoto, con la sua devastazione, le sue perdite, ha però fatto riaffiorare in ogni mondina la straordinaria forza del suo passato.

La voglia d ricominciare, il coraggio di riprendere in mano la vita e di dare energia a quanti si sono lasciati sopraffare, usando l’arma propria delle nostre donne: il canto, il sorriso, la volontà.

Se le macerie hanno insinuato la polvere delle antiche pietre, il canto ridarà la bellezza dei ricordi, saprà abbracciare le piazze, le chiese, i campanili, ridarà i colori alle strade, rianimerà le vie, scaccerà la paura, rafforzerà la pazienza di saper aspettare perché non saremo sole, perché al nostro fianco ci saranno genti venute da tutta l’Italia e tutti insieme ci riprenderemo ciò che la Natura ha così violentemente strappato

E’ la storia di una Cosa - 2013

La violenza sulle donne ha ispirato questo spettacolo il cui titolo si rifà ad una canzone del  1972 del Collettivo femminista romano. Testo forte che narra vicende di stupri, pedofilia, prostituzione, testo che evidenzia come ogni donna, ognuna con il proprio bagaglio di cultura ed esperienza, sia chiamata ad essere presente nella casa, nella scuola, sul lavoro, presente ed attenta, attenta e combattente, messaggera di un nuovo modo di vedere, di pensare, di denunciare e di guardare a noi donne, piccola grande “Cosa nata sotto un fiocco rosa”, nella dimensione che ci spetta e che meritiamo.

 

La vita è un lungo caradone – Commedia dialettal musicale in due atti e un po’ - 2015

Il caradone, nel dialetto della bassa padana, è la passeggiata dell’amore, quel viottolo di campagna pieno di buchi e solchi dove ci si incontra con l’innamorato.

Il misurarci nella commedia dialettale nasce dall’esigenza di conservare quei motti, quei detti, quei proverbi che ci si tramanda di generazione in generazione e che tanto colore danno alle conversazioni.

Salvaguardare queste radici e dare motivo non solo di ricordi, ma di sana allegria agli spettatori è lo spirito con cui le donne del coro hanno deciso di cimentarsi oltre che nel canto anche nella recitazione.

La vicenda si svolge in un paese dove pettegolezzi, amori, politica coinvolgono mondine e paesani in un crescendo di allegria che conduce i personaggi alla notte di Natale.

 

 

 

 

Ogni spettacolo ha una durata complessiva di circa 70/90 minuti.